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Nobili sullo stato d'agitazione dei Centri per l'Impiego

Riportiamo la lettera con cui il Presidente della Provincia del Vco Nobili, risponde alla decisione delle sigle sindacali di dichiarare lo stato di agitazione del personale provinciale in servizio ai Centri per l'Impiego.
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Nobili sullo stato d'agitazione dei Centri per l'Impiego
Preso atto dello stato di agitazione dei lavoratori del II Settore, dichiarato da codeste OO.SS. il 2 aprile a seguito dell’assemblea dei lavoratori interessati tenutasi in data 31 marzo, intendo evidenziare quanto segue.

Le difficoltà correlate alla carenza di organico sono proprie non solo del Settore II, ma rappresentano una problematica diffusa anche in altri Settori dell’Ente la cui origine non è certo imputabile a chi amministra le autonomie locali ma a precise scelte governative che hanno imposto rigidi vincoli assunzionali anche in tema di collaborazioni e contratti di lavoro con tempo determinato.

Paradossalmente, poi, in una fase di riordino delle Province con un asserito svuotamento di funzioni, lo Stato centrale ha invece attribuito ulteriori competenze (quali, ad esempio, la gestione dei progetti per le persone deboli nel mercato del lavoro relativi alla Legge Fornero o l’AUA – autorizzazione unica ambientale – che sarà incombenza del V Settore provinciale, anch’esso più volte oggetto di segnalazioni di organico insufficiente da parte del suo dirigente).

Al fine di tentare almeno di tamponare le predette situazioni di criticità l’Amministrazione ha dato mandato al Direttore Generale, dott. Giulio Gasparini, di valutare i carichi di lavoro di tutta la macchina amministrativa provinciale e ha già autorizzato lo spostamento del personale da un Ufficio/Settore all’altro qualora emergessero situazioni di dipendenti “sotto utilizzati” e, nel frattempo, ha provveduto ad assegnare al Settore II una unità al rientro in Provincia dopo una permanenza in comando presso l’ASL VCO e che avrebbe dovuto prendere servizio al Settore III.

Quanto alla scelta di trasferire il Servizio Imprese ad altro Settore rispetto ai Centri per l’Impiego ribadisco quanto da me già evidenziato lo scorso anno in una nota di risposta a una interpellanza, nella quale affermavo che “… anche in altre Province (si veda per tutte Torino) i dirigenti per i Servizi Politiche del Lavoro, Attività Produttive e Formazione Professionale sono diversi mentre in capo allo stesso dirigente si trovano la Direzione Area Attività Produttive e la Direzione Agricoltura” (prot. Provincia VCO n. 3130/2013).

Nella sostanza è stato separato il vertice dirigenziale ma non gli uffici, che continuano a trovare collocazione presso i CPI e, in ogni caso, anche qualora fossero accorpati la problematica del personale non risulterebbe risolta in quanto anche il Servizio Imprese soffre di carenza di organico.

Spiace che le OO.SS. in un momento in cui si dovrebbe rimanere uniti sollevino uno stato di agitazione che appare per lo più pretestuoso, non potendo esse stesse ignorare il blocco totale delle assunzioni che è imposto dall’alto e che quindi non consente di inserire nuovo personale in organico. E spiace altresì vedere che tra le OO.SS. vi sia anche qualche sigla sindacale che in un recente passato ha manifestato in più occasioni il proprio assenso a che le Province venissero smembrate se non addirittura chiuse e, contrariamente alle associazioni delle Province nazionale e piemontese (UPI e UPP) che si sono mosse in ogni sede anche per la salvaguardia delle professionalità e dei servizi, non ha posto in essere azione alcuna.

Si tratta, con tutta evidenza, di un atteggiamento contraddittorio che ha finito per avallare le scelte governative.
Pur tra le innumerevoli difficoltà sopra evidenziate, come accennato, l’Amministrazione sta tentando di trovare una soluzione mediante la valutazione dei carichi di lavoro. Pur conscia che si tratta di una operazione difficoltosa che non potrà portare a grandi risultati.

Ma è evidente che all’indomani della pubblicazione del DDL Delrio in Gazzetta Ufficiale (L. 56/2014), è l’intero futuro degli enti ad essere incerto, sicché ogni soluzione non può che essere tampone e, pertanto, provvisoria.

In conclusione mi sia consentito evidenziare come le procedure di dichiarazione dello stato di agitazione presupporrebbero, a monte, una richiesta di incontro e di confronto con la delegazione di parte trattante riferita alla particolare problematica da affrontare. Non si ravvisano richieste in tale senso da parte né delle RSU (la cui nota prot. 9207/2014 affronta altri argomenti) né di codeste OO.SS.



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