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Comunità.vb su area ex Acetati

Riceviamo e pubblichiamo, un comunicato ci Comunità.vb. dal titolo:"Ex Rhodiatoce: centro commerciale o ancora polo industriale?".

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Comunità.vb su area ex Acetati
Nei depositi abbandonati che Plastipak ha comprato da Acetati è possibile l’ampliamento dell’industria. E intanto si pensa all’outlet.

Il futuro dell’area un tempo occupata dalla Rhodiatoce agita la discussione politica verbanese di fine mandato. Potrebbe essere un bene che, finalmente, si apra un confronto amministrativo e culturale sul presente, sul futuro immediato e su quello di prospettiva di un’area che da novant’anni rappresenta un buco nero al centro della città.

Ad innescare un primo dibattito è stata la proposta di Acetati Immobiliare, proprietaria della porzione dismessa dell’area industriale, di riconvertirla ad un uso commerciale. E su questa proposta si è incanalata la discussione: certamente utile, ma di prospettiva limitata.

La prima sua debolezza è rappresentata dalla poca chiarezza della stessa proposta che, puntando sul commercio non riesce a definirlo chiaramente nelle tipologie “moderne”: sarà un outlet? un parco commerciale? un centro commerciale? o più semplicemente una lottizzazione commerciale dove le grandi catene (Le Roy Merlin, Ikea, Mediaworld, ecc…) comprano un singolo lotto e realizzano il loro mega-negozio.

Alcune di queste tipologie commerciali sono assolutamente incompatibili con la sopravvivenza del centro commerciale naturale di Intra, mentre altre potrebbero addirittura costituirne un volano di crescita.

Il chiarimento è indispensabile per incanalare la discussione sui giusti binari, ma non è ancora sufficiente: l’area Rhodiatoce va letta e, se possibile, riletta nel suo complesso.

La proprietà di Acetati Immobiliare non è estesa all’intera area, ma vi convive con lo stabilimento Plastipak che non pare sul punto di convertirsi. Anzi parrebbe proprio sul punto di ampliarsi, forse duplicarsi.

A partire dalla chiusura dello stabilimento di Acetati, Plastipak aveva avviato un confronto con il vicino per arrivare a stabilire in via definitiva il destino delle aree di proprietà comune o di uso comune, delle reciproche servitù e servizi in modo da rendere autonomo uno stabilimento nato simbiotico per volontà dell’unica originaria proprietà.

Plastipak e Acetati Immobiliare, così era stato anche annunciato pubblicamente, dovrebbero aver già raggiunto un accordo in tal senso e dovrebbero già sottoscritto gli atti di compravendita. Tutto secondo i piani?

No. Molto di più: nel pacchetto compravenduto non vi sarebbero solo le aree già “condominiali”, ma vi sarebbero contemplati anche gli stabili fatiscenti oggi occupati dalla Protezione Civile.

Cosa vorrà farci Plastpak?

Il dubbio è che le voci di un ampliamento, che avevano fatto capolino mesi fa, fossero effettivamente fondate, mettendoci di fronte ad una nuova prospettiva: la città dovrà convivere con la fabbrica ancora per molto tempo.

A molti potrebbe apparire come una prospettiva scontata, ma basta rileggere il Piano Regolatore Comunale per rendersi conto di come il pianificatore (Consiglio Comunale) una quindicina d’anni fa pensasse tutt’altro: “In caso di cessazione e/o trasferimento delle attività produttive presenti alla data di adozione del P.R.G. nel comparto tra viale Azari e via Olanda (società Acetati e Italpet), il riuso dell'area è subordinato alla preventiva formazione di piano particolareggiato che prevede unicamente destinazioni residenziali, terziarie, pubbliche, artigianali e industriali, con esclusione delle attività di tipo insalubre.”

È vero che Plastipak intende ampliare?

È vero che utilizzerà aree già dismesse?

Plastipak svolge un’attività considerata insalubre?

Può ampliare?

Ma prima di rispondere a queste domande, dovremmo rispondere al quesito che da novant’anni ci perseguita: vogliamo continuare ad avere la fabbrica nel centro della città?



2 commenti  Aggiungi il tuo

Vedi il profilo di Vincenzo Colombo 1Coraggio
Vincenzo Colombo
21 Febbraio 2019 - 09:09
 
Non vogliamo avere una fabbrica in centro alla citta'. Penso che occorra sfruttare questo luogo simbolo dell'eta' moderna del '900 utilizzandolo come centro di competenza per artigianato,industria e turismo locali. Di centri commerciali ne abbiamo fin troppi. Un comune con un po di coraggio dovrebbe valutare soluzioni solo nell'ambito della promozione e supporto delle eccellenze locali, intendo turismo, floricultura, artigianato, piccola industria specialistica etc La strada non e' semplice, ma avere le idee chiare, ottenere il consenso dei cittadini ed avere la determinazione di non deviare dallo scopo sarebbe gia' un primo passo.
Vedi il profilo di Hans Axel Von Fersen 1fabbrica vs negozio
Hans Axel Von Fersen
21 Febbraio 2019 - 10:17
 
Vogliamo continuare ad avere la fabbrica nel centro della città? Sì. Le fabbriche portano ricchezza trasformando ad esempio metallo a 2 e/kg in lavatrici a 30 e/kg, personale che cresce professionalmente, buoni stipendi con i turni regolarmente pagati, maternità e malattia garantite. Cosa porta il commercio? Un gran movimento di soldi senza alcuna ricchezza. Soldi che escono dal cliente che entrano nelle tasche del negoziante che si trattiene una minima parte perché il restante confluisce nelle FABBRICHE che producono i beni. Commessi con stipendi minimi e obbligati a festività e straordinari a volte non retribuiti. Piccolo appunto: Ikea apre esclusivamente dove c'è un bacino più grande ed in prossimità degli svincoli, media world è ad un passo dal fallimento.



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