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Verbanese in carcere in Polonia

E’ stato arrestato in Spagna per fatti che risalgono al 2001 avvenuti a Gorzow Wielkopolski, un paesino polacco, vicino al confine tedesco. Ora si trova in stato di arresto preventivo in attesa di giudizio in una prigione dove si sfiora la violazione dei diritti umani.
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Verbanese in carcere in Polonia
Articolo da : www.quotidianopiemontese.it

Un avvocato di Verbania, Gabriele Pipicelli, in collaborazione con un collega polacco, si batte per riportarlo a casa dai suoi parenti a Verbania.

Le ragioni di questo fermo riguardano un evento accaduto nel 2001, in un’azienda italiana con sede a Gorzow. Nel dicembre del 2001 avvenne una violenta esplosione in cui persero la vita 5 operai, alcuni subirono lesioni gravi, tra cui ustioni profonde su oltre il 30% del corpo, e altre 4 persone rimasero ferite in modo lieve. Dall’inchiesta che seguì l’incidente emerse una responsabilità del dipendente proveniente da Verbania, che era già rientrato in Italia, per il quale venne spiccato un mandato di arresto europeo per omicidio colposo plurimo.

L’Italia non permise l’estradizione verso la Polonia e fino ad oggi la questione rimase in sospeso. Ad aggi per la legislazione italiana i reato sarebbe passato in prescrizione ma non è così in Polonia, per cui è stato arresto in Spagna il 14 Marzo e trasferito in aprile nella prigione di Gorzow. Si trova in carcere come misura cautelare per impedirgli di rientrare in Italia e la sua situazione è ai limiti della sopportazione umana.

E’ rinchiuso in una cella di 10 mq con altri 2 detenuti, dove vi è una sola finestrella di plexiglas così alta da non poter permettere neppure di guardare fuori. Ha un’ora d’aria in un cortiletto fatiscente si può lavare per soli 5 minuti una volta alla settimana. Il suoi soli contatti con l’esterno sono 2 visite al mese, una di 1 ora e una di 2 ore. Può scrivere e ricevere lettere ma non può telefonare, neppure al suo avvocato.

Questa situazione è aggravata dal fatto che lui non parla né il polacco né il tedesco, le uniche lingue conosciute dai suoi carcerieri, quindi in caso di necessità sarebbe complicato anche solo chiedere aiuto.

Per questo l’avv. Pipicelli sta sollecitando le autorità competenti ad attivarsi per porre fine questa situazione, giudicata inaccettabile, soprattutto considerando che si tratta di una soluzione preventiva. Esistono infatti molti testimoni pronti a difendere l’italiano, che deve essere considerato innocente fino a prova contraria.

L’11 luglio scade il fermo preventivo e ora si lotta per evitare che questa data venga prorogata, cosa purtroppo molto probabile. Intanto i giudici stanno proseguendo con la ricerca dei testi per difendere V.S. nel processo, che per il reato che gli è contestato rischia una pena, secondo la legislazione polacca, fino a 8 anni di reclusione.
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