M5S su dibattito frontalieri alla Festa della Lucciola

Riceviamo e pubblichiamo, un comunicato del Gruppo territoriale del Movimento 5 Stelle VCO, riguardante il dibaditto sui Frontalieri alla Festa della Lucciola.

Villadossola
M5S su dibattito frontalieri alla Festa della Lucciola
Anche ieri sera il Gruppo Territoriale del Movimento 5 Stelle VCO ha seguito con grande attenzione il dibattito organizzato alla Festa della Lucciola di Villadossola sul tema dei lavoratori frontalieri, che ha visto protagoniste le tre sigle sindacali UIL con Stefano De Grandis, CISL con Romina Baccaglio e CGIL con Gigi Bacchetta, con la moderazione dell'Assessore Provinciale del PD Emanuele Vitale.

Un confronto importante, al quale il nostro Movimento non poteva mancare: in più occasioni, infatti, il M5S ha seguito e sostenuto il faticoso lavoro che ha portato, il 17 luglio 2023, alla firma dell'Accordo Bilaterale tra Italia e Svizzera sul nuovo regime fiscale dei lavoratori frontalieri, frutto di anni di trattative tra le sigle sindacali italiane e svizzere. Dopo un'introduzione sul significato di essere lavoratore frontaliere e sulla storia di come sia nato e gestito dai sindacati l'Accordo Bilaterale, il dibattito è entrato nel vivo dei problemi concreti che oggi gravano su questi lavoratori: la Tassa sulla Salute, i ristorni, la NASpI e la viabilità.

Su tutti questi temi, in modo esplicito, Gigi Bacchetta ha esortato la politica – in particolare quella di Centrosinistra – a sostenere l'azione dei sindacati di fronte a un Governo di Destra che, in tutte le sedi istituzionali, decide in barba agli Accordi Bilaterali firmati, sulla pelle dei frontalieri, per fare cassa.
Come Gruppo Territoriale del M5S VCO, chiamati direttamente in causa come forza politica, raccogliamo questo appello e riteniamo doveroso ribadire il nostro sostegno alla tutela degli accordi già raggiunti e dei lavoratori frontalieri "vecchi" (inquadrati prima dell'accordo del 2023) e "nuovi" (inquadrati successivamente), evidenziando alcuni aspetti che riteniamo la politica e la stampa territoriale debbano conoscere e divulgare con chiarezza.

La Tassa sulla Salute: una storia che viene da lontano
Quanto sta accadendo oggi non è un fulmine a ciel sereno. Il tentativo di “fare cassa” su frontalieri affonda le radici già nei Governi Berlusconi, quando l'allora Ministro dell'Economia Giulio Tremonti – esponente della Lega, proprio come l'attuale Ministro Giancarlo Giorgetti – iniziò a valutare la possibilità di attingere a nuove risorse dai lavoratori frontalieri, ritenuti agli occhi dell'opinione pubblica come soggetti che non pagano le tasse in Italia pur usufruendo dei suoi servizi. Da lì presero avvio la discussione sugli accordi bilaterali e il condono fiscale a pagamento per la dichiarazione dei conti correnti detenuti all'estero.

Un percorso che si è concluso il 17 luglio 2023 con la doppia tassazione Italia-Svizzera per i “nuovi” frontalieri, seguito quasi immediatamente da un Decreto Ministeriale dello stesso Giorgetti che ha introdotto, per i “vecchi” frontalieri, una Tassa sulla Salute Regionale non prevista dall'accordo appena siglato. Una tassa pensata per alimentare le casse della sanità regionale con un budget destinato ad alzare gli stipendi del personale sanitario di confine, nel tentativo di frenarne la fuga verso la Svizzera, dove le retribuzioni sono nettamente superiori.

Non è quindi un caso che queste iniziative, sempre a danno dei frontalieri, vengano ideate e imposte da Governi di Centrodestra, in particolare dalla Lega: proprio il partito di riferimento politico di buona parte dei frontalieri piemontesi e lombardi.

Il “teatrino” regionale e i frontalieri di Serie A e Serie B
Non a caso, nei Consigli regionali guidati dal Centrodestra – in particolare quello piemontese – si è assistito negli scorsi mesi a un vero e proprio teatrino fatto di conferme e smentite sull'applicazione o meno di questa imposta, con dichiarazioni contraddittorie degli stessi esponenti di maggioranza: una situazione che come M5S abbiamo già pubblicamente denunciato.

Il risultato di questo teatrino è oggi sotto gli occhi di tutti: la Lombardia applicherà la Tassa sulla Salute, il Piemonte no. Si realizza così, per la prima volta in modo concreto, quel “federalismo leghista” da sempre annunciato? Se così fosse è comunque a scapito degli stessi frontalieri: quelli di “Serie A”, in Piemonte, che non la pagano, e quelli di “Serie B”, in Lombardia, che invece la stanno già versando.

Un contributo che, va detto, risulta comunque iscritto nei bilanci regionali fin dal 2024: temiamo quindi che, chiunque governerà la Regione in futuro, prima o poi questa “patata bollente” dovrà essere riscossa anche in Piemonte.

Il nodo dei ristorni: la Svizzera ha già deciso, l'Italia tace
C'è un aspetto che, ad oggi, nessuno sta raccontando con la dovuta chiarezza — e su questo rivolgiamo un appello diretto anche alle testate giornalistiche del territorio: la Svizzera ha già preso provvedimenti in materia di ristorni, stabilendo che i Cantoni verseranno per intero le compensazioni finanziarie ai territori che non applicano la Tassa sulla Salute, mentre a chi la applica – come la Lombardia – i ristorni non verranno corrisposti. Si parla di una cifra nell'ordine di circa 50,2 milioni di franchi.

Una situazione destinata a esplodere: cosa accadrà quando le Regioni di confine non riusciranno più a distribuire ai Comuni le quote dei ristorni svizzeri previste? E cosa dirà il Ministro Giorgetti quando dalla Svizzera non arriverà più la quota attesa? Sono domande alle quali la politica, a tutti i livelli ma soprattutto di Governo, deve iniziare a dare risposte concrete, non più rinviabili.

Proprio su questo fronte, il M5S ha depositato in sede regionale un'interrogazione sulle compensazioni finanziarie provenienti dalla Svizzera a favore dei Comuni piemontesi di confine, per chiedere trasparenza su importi, criteri di riparto e reale possibilità di destinare quote di queste risorse al rafforzamento dei servizi sanitari territoriali, senza ulteriori aggravi per i frontalieri.

Viabilità: promesse, cantieri fermi e frontalieri che pagano il prezzo dell'immobilismo
Alla crisi fiscale si affianca quella infrastrutturale. Come Gruppo Territoriale denunciamo da tempo l'assenza di un cronoprogramma chiaro sui cantieri strategici per la mobilità transfrontaliera: la messa in sicurezza della SS34 del Lago Maggiore (Accordo di Programma del 2018, di fatto rimasto sulla carta), la galleria paramassi sulla SS34 – il cui avvio è slittato da ottobre 2025 a settembre 2026, costringendo alcuni frontalieri a disdire con penali i contratti di affitto stipulati per ovviare ai disagi del cantiere – e i lavori sulla SS337 della Val Vigezzo, tra Re e Ribellasca, un'opera da 72 milioni di euro avviata dal 2020 e ancora priva di tempistiche certe. A questi si aggiunge il cantiere del ponte sul fiume San Giovanni. Situazioni che si sommano e che tolgono ai frontalieri la possibilità di programmare con serenità i propri spostamenti quotidiani verso il posto di lavoro.

NASpI, memoria storica e diritti mai più riconosciuti
Nel corso del dibattito è emersa anche la voce di uno dei pochi frontalieri presenti in sala, un pensionato che ha ricordato due passaggi storici poco conosciuti: nell'aprile 2016 l'INPS aveva comunicato con una propria disposizione che i frontalieri nulla dovevano a titolo di tassa o contributo per il SSN; ancora prima, alla fine del secolo scorso, dopo lunghe trattative tra l'Associazione Frontalieri e i sindacati italiani e svizzeri, si era arrivati a una legge specifica per la disoccupazione dei frontalieri, finanziata anche grazie ai ristorni svizzeri sulla perdita di guadagno. Una misura durata pochi anni, poi non più attuata dall'INPS con la motivazione della mancanza di copertura economica, nonostante fossero rimasti in cassa circa 350 milioni di euro. Ad oggi, peraltro, resta poco chiaro anche come i Comuni di confine impieghino concretamente i ristorni ricevuti.

Le nostre azioni parlamentari e regionali
Non ci siamo limitati a denunciare: come Movimento 5 Stelle abbiamo già messo in campo iniziative concrete a tutti i livelli istituzionali. In Parlamento, i Senatori Bruno Marton, Elisa Pirro ed Ettore Antonio Licheri hanno presentato, il 15 gennaio 2026, un'interrogazione ai Ministri Schillaci e Giorgetti per chiedere chiarimenti sulla presunta incostituzionalità del Decreto Ministeriale del 14 novembre 2025, sulla sua retroattività e sul contrasto con gli Accordi Bilaterali Italia-Svizzera del luglio 2023. In sede regionale abbiamo depositato un'interrogazione per chiedere conto dell'utilizzo dei circa 110 milioni
di franchi svizzeri ricevuti dalla Regione Piemonte nel 2024, e della possibilità di destinarne una quota al Servizio Sanitario Regionale proprio per scongiurare l'introduzione della Tassa sulla Salute.

Le nostre proposte
● la convocazione urgente e senza ulteriori rinvii del tavolo interministeriale previsto dall'accordo italo-svizzero del luglio 2023, riunitosi finora una sola volta, affinché vengano finalmente date risposte chiare ai lavoratori;
● un'azione di coalizione provinciale del campo progressista, che coinvolga Comune di Re, Comune di Verbania, Provincia del VCO e Regione Piemonte, affinché venga richiesto ad ANAS un cronoprogramma chiaro e verificabile sui tre cantieri della SS337, della galleria paramassi della SS34 e del ponte sul fiume San Giovanni;
● un coordinamento unitario tra sindacati, forze politiche e organi di stampa di Piemonte, Lombardia e Svizzera, per denunciare con una voce sola le criticità che riguardano i frontalieri, superando le divisioni territoriali che finora hanno solo favorito i Governi di Centrodestra a tutti i livelli.

Un appello anche ai frontalieri
Non possiamo infine non osservare come, davanti a questo quadro, la scarsa partecipazione dei frontalieri stessi (che ricordiamo in grande maggioranza hanno come riferimento politico la Lega) all'incontro di ieri sera sia un segnale preoccupante. Fino a quando ci si accontenterà degli annunci — prima quelli dell'assessore Preioni, oggi quelli, di segno opposto rispetto a pochi mesi fa, dell'assessore Riboldi — sarà sempre più facile, per chi governa a livello nazionale, regionale e locale, continuare a decidere sulla pelle di chi ogni giorno attraversa il confine per lavorare.

La battaglia per la giustizia fiscale e per i diritti dei lavoratori frontalieri continua, e il Movimento 5 Stelle VCO non farà mancare il proprio impegno, localmente, in Regione come in Parlamento, affinché ogni cittadino frontaliere venga ascoltato e tutelato.

Gruppo territoriale del Movimento 5 Stelle VCO



0 commenti  Aggiungi il tuo



Per commentare occorre essere un utente iscritto