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Zanotti torna sul CEM

Riportiamo dal sito verbaniasettanta di Claudio Zanotti, un intervento riguardante il CEM anche alla luce del dapliant informativo diffuso dall'Amministrazione Comunale.
Verbania
Zanotti torna sul CEM
Con un semplice ma utile dépliant, il Comune apre il dibattito sul CEM: veniamo così a sapere che il “segmento” congressuale/espositivo della struttura (previsti sulla carta 350.000 € di ricavi già il primo anno) potrà contare su nientepopodimenoché tre sale, compresa quella del teatro vero e proprio. Forse è arrivato il momento, prima di ogni altra cosa, di chiedere a chi se ne intende se quella previsione contenuta nel Piano di Gestione (2011) è compatibile con la struttura che sta sorgendo alla foce del S. Bernardino

In Comune di Verbania ha inviato in questi giorni alle associazioni culturali e artistiche della città un dépliant che illustra le principali caratteristiche del costruendo CEM. L’iniziativa dell’Amministrazione è meritoria per due ragioni. La prima consiste nella volontà di coinvolgere il tessuto associativo locale in previsione di un qualche futuro utilizzo di questa struttura, rimediando alla totale insensibilità della Giunta destro-leghista, che ha progettato il CEM senza coinvolgere in nessuna occasione le realtà che sul nostro territorio si occupano di teatro, di musica, di cinema. Le seconda ragione di apprezzamento risiede nell’aver reso disponibili, sia pure nella forma inevitabilmente sommaria del dépliant, alcuni dati tecnico-progettuali del mastodonte che va si costruendo.

E proprio partendo da questi dati si rende necessaria un’analisi sulle prospettive di gestione dell’opera in costruzione. I nostri lettori potranno vedere qui il dépliant comunale e assumere direttamente le informazioni del caso. Rispetto al progetto di teatro di piazza F.lli Bandiera, che si caratterizzava come struttura sostanzialmente culturale (sala principale da 500 posti e sala “piccola” da 200 posti; bar/ristorazione; bookshop; completo recupero dell’ex Camera del Lavoro), il CEM dichiara un’ambizione ben diversa: vuole essere sì teatro, ma soprattutto aspira a diventare Centro Fieristico e Congressuale in grado di produrre utili per sostenere la gestione culturale e teatrale, strutturalmente in perdita. Dalla gestione di congressi, fiere ed esposizioni il CEM avrebbe avuto già nel primo anno un ricavo di 344.000 €, grazie all’organizzazione di 74 eventi. Così almeno sta scritto nel Piano di Gestione approvato nel novembre del 2011 dal Consiglio Comunale, la cui radicale infondatezza è puntualmente documentata qui.

Quella totale infondatezza trova oggi una nuova conferma. Allora la contestazione della previsione d’utilizzo a fini congressuali/espositivi del CEM si basava sull’inconsistenza della relazione; oggi essa trova conferma nei contenuti del progetto in esecuzione. Analizzando il depliant del Comune (prospetto “Spazi”), scopriamo che nei quattro “sassi” vi sono soltanto tre sale: quella del teatro vero e proprio, la sala “piccola” (230 mq) e la cosiddetta “sala giovani” (191 mq). Ogni altri spazio non specifico è vincolato all’attività teatrale (le 5 piccole sale-prove, per totali 110 mq) o a quella di ristorazione (sale del bar e del ristorante). Ora, sorge spontanea una domanda: come può funzionare un Centro Congressuale che dispone di tre-sale-tre? Per pura curiosità, sono andato a guardare i siti di un paio di strutture congressuali sui laghi di Garda e di Como, che possono essere ragionevolmente comparabili, visto che il CEM di Verbania ambirebbe a ricoprire un ruolo di primo piano sul lago Maggiore: “i dati confermano una realtà economica significativa per la nostra area, quale quella del turismo congressuale e di eventi similari in genere….” (dal Piano di Gestione approvato dal Consiglio Comunale il 25 novembre 2011). Guardatevi cosa sono i centri congressi di Villa Erba a Como e di Riva del Garda: ogni commento è superfluo.

Non è superfluo invece domandarci se la previsione del Piano di Gestione del 2011 (344.000 € di ricavi il primo anno, destinati a salire oltre il milione a regime) sia coerente e compatibile con gli spazi riservati alla gestione congressuale nella struttura che sta sorgendo al posto dell’arena. Perchè se così non fosse, come pare a chi scrive, verrebbero meno i 72.000 €/anno di affitto che si prevedeva fossero pagati al Comune dal gestore privato dell’attività congressuale, fieristica ed espositiva.

Il semplice ma utile dépliant diffuso dal Comune indica con i suoi dati una priorità che probabilmente supera quella, pur lodevole, di sapere da gruppi e associazioni culturali locali se e come intendono utilizzare il CEM per le proprie iniziative: chiedere a chi ne sa (magari a una società che in giro per l’Italia gestisce centri congressuali ed espositivi) quanto il CEM sia adeguato per quel tipo di attività e quanto siano fondate le previsioni di volumi e di ricavi contenuti nel Piano di Gestione del 2011.

Anche questo è un modo per prepararci -ahimè – al “dopo”.
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