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"Per quanto può ancora funzionare la Cardiologia di Verbania?"

Riceviamo e pubblichiamo, un comunicato del Comitato Salute VCO, che si pone delle domande sul futuro della Cardiologia di Verbania e di conseguenza del DEA.
Verbania
"Per quanto può ancora funzionare la Cardiologia di Verbania?"
La domanda non è né peregrina, né retorica, ma deriva da una seria analisi dei fatti che sono sotto gli occhi di tutti.

Abbiamo preso atto della volontà dichiarata di mantenere in efficienza le due strutture Cardiologiche del VCO (Castelli e S.Biagio) sino all'apertura del Nuovo Ospedale di Ornavasso. Ciò consente di qualificare come DEA i rispettivi punti d'urgenza ospedalieri, ma qui giocano contro anche altri due aspetti:
- personale in numero sufficiente e adeguato alle necessità.
- motivazione del personale coinvolto nelle operazioni.

Per ciò che riguarda il primo punto, rileviamo la difficoltà oggettiva di coprire adeguatamente i vuoti creati dal blocco delle assunzioni in vigore da tempo immemorabile. Non capiamo però l'ostinazione a sguarnire la struttura cardiologica del Castelli, mettendo a rischio il funzionamento del DEA locale. Se non può funzionare, lo si chiude?
Per quanto attiene alla motivazione, ciò si realizza quando il responsabile della Struttura, crea fiducia attorno a sé. Non ci sembra questo il caso. Fiducia non pervenuta.

Bisogna anche riconoscere che a sfavore, e l'abbiamo già più volte evidenziato, gioca il "turnover" che è piuttosto elevato. La permanenza media dei Cardiologi nel VCO è piuttosto breve e questo non aiuta creare il clima necessario alla crescita del "team".

Per ragioni professionali, ma anche famigliari, non si accetta volentieri di rimanere per lungo tempo in "periferia", così l'esperienza maturata va a favore di altri.
Un esempio su tutti è quello della mobilità passiva.

Se per un certo tipo di intervento, anche urgente, ci si trova davanti una lista di attesa di mesi, o a specialisti introvabili, è evidente che il paziente vuole risolvere al più presto la sua criticità, anche se deve andare fuori Regione.
Pare che oggi questo principio di buon senso del passato, non sia più valido.

Per ridurre i costi, dopo aver posto un freno alla prescrizione di esami ridondanti, arriva adesso anche il divieto di recarsi fuori Regione anche per interventi che non riscuotono in loco la necessaria fiducia. E' legittimo questo divieto? Non ci pare.

Qui la logica appare rovesciata.
La mobilità passiva si riduce creando qui opportunità adeguate, non vietando di andare dove queste ci sono. Sicuramente anche le liste di attesa non soffrirebbero.

Siamo ormai nel periodo dedicato alle vacanze, che per il personale di Cardiologia del Castelli, appaiono impossibili. Nemmeno il ventilato arrivo di un medico a Verbania servirà, perché lo si vuole destinare al S.Biagio.

Che ne sarà dei pazienti del Basso Verbano dotati di "pace maker"?
Come potrà funzionare l'UTIC del Castelli, in queste condizioni?

Non serve il gesto eclatante per chiudere il DEA, basta silenziosamente svuotarlo dall'interno.
Un folle ed inqualificabile disegno autolesionista che va contro l'interesse dei cittadini.



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