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UNCEM stato ambiente Piemonte e montagna

Uncem Piemonte, a fronte dei dati presentati giovedì 21 giugno, da Arpa e Regione Piemonte, contenuti nella Relazione sullo stato dell'Ambiente 2018, esprime in un comunicato che riportiamo di seguito, alcune riflessioni per il sistema-montagna e degli Enti locali del Piemonte.
Fuori Provincia
UNCEM stato ambiente Piemonte e montagna
La montagna è un'area determinante nel rispondere, nel vivere e nel subire (nonché nel contrastare), prima di altre fasce territoriali, gli effetti dei cambiamenti climatici. Frane, dissesti, valanghe impongono - agli Enti locali in primis, alle comunità, al valido e prezioso sistema di associazioni di protezione civile - una particolare dinamicità, azioni di prevenzione costante, ma anche resilienza e investimenti per ridurre i rischi.

La montagna sperimenta oggi nuovi modelli di prevenzione e adattamento. È fortissimo l'impegno delle Unioni montane per concretizzare efficacemente e in tempi adeguati i lavori previsti dai "Piani di manutenzione ordinaria" per la prevenzione del dissesto idrogeologico e la difesa delle fonti idriche: circa 20 milioni di euro di interventi annui che - ancora a Bussoleno un mese fa - hanno evitato calamità ed eventi alluvionali di gravissime proporzioni.

Solo con una pianificazione (urbanistica, paesaggistica, ambientale) "di valle", su ciascuna asta fluviale, si superano le difficoltà e gli "scontri sui territori" relativi all'uso dell'acqua e alla richiesta di nuove concessioni, in particolare idroelettriche. Gli Enti locali devono poter avere un percorso prioritario e veloce nel caso vogliano realizzare mini e micro impianti su acqua fluente e su acquedotti. Piccole opere, poco impattanti, che permettono ai Comuni e alle Unioni di avere un gettito stabile e costante da reinvestire in servizi alle comunità, in processi di sviluppo, in sgravi per imprese e nuovi insediamenti. Un'economia circolare, di fatto, che non deve essere vittima delle speculazioni di big player, tantomeno impedita da chi le concessioni le deve dare. Inoltre, Uncem auspica si definiscano efficacemente le regole sul nuovo sistema di incentivazione delle rinnovabili diverse dal fotovoltaico, nonché le regole per l'assegnazione delle concessioni sulle grandi derivazioni idroelettriche da rinnovare. Anche in questo caso, Comuni e Unioni montane non possono essere tagliate fuori.

Rispetto alle valanghe, dopo una riduzione nel corso della stagione 2016-2017, all’inizio della stagione invernale 2017-2018 e in particolare nel mese di dicembre 2017, sono state osservate numerose valanghe spontanee che hanno interessato, in alcuni casi, la viabilità di fondovalle. Le Unioni montane hanno attivato le "Commissioni valanghe", con gli Amministratori locali e i tecnici che in molti casi si sono efficacemente assunti responsabilità decisive e di grande portata.

La Relazione Arpa-Regione descrive un costante aumento delle foreste, in Piemonte, arrivate a coprire 976.953 ettari. Nel quindicennio intercorso dal rilievo della precedente carta forestale, complessivamente si è registrato un incremento di 44.740 ettari (4,6%). Un dato che abbiamo sempre descritto come preoccupante: l'aumento del bosco comporta riduzione del prato-pascolo, ma anche abbandono, spopolamento e non sempre permette l'aumento e il miglioramento delle funzioni che il bosco eroga. Questo tantopiù visto il dato del Rapporto sui tagli boschivi: 3.879 le istanze di taglio presentate nel 2017, in leggera crescita sul 2016 ma per una superficie media, per un prelievo totale e medio di materiale che invece scendono rispetto agli anni precedenti. Dovremo fare di più, anche grazie al prezioso ruolo degli Sportelli forestali presso le Unioni montane di Comuni, ancora grazie al nuovo Codice forestale e alla Strategia forestale nazionale.

Gravissimi gli incendi boschivi nel corso del 2017: nove incendi complessivamente hanno percorso poco più di 9.730 ettari (ha), di cui il 74% boscato e il 34% ricadenti in area tutelata. Fondamentale oggi il lavoro del Tavolo tecnico regionale (con Ipla, Regione, Università, d'intesa con gli Enti locali) per elaborare il piano straordinario di intervento.

Alla montagna, ai Comuni montani, deve poter essere permesso senza troppi carichi burocratici, con tempi certi ed efficaci, di poter utilizzare la risorsa forestale a chilometri zero anche per piccoli impianti termici e cogenerativi: hanno emissioni inferiori a uno o più caminetto, hanno "le stelle di qualità" riconoscibile, potendo poi generare posti di lavoro locali, filiere corte, bloccare ingenti importazioni dall'estero di legno e biomassa non certificata, frutto di speculazioni, sfruttamento, anche mafie. Dove non c'è il metano (in 400 Comuni piemontesi) si devono poter installare mini reti di teleriscaldamento agganciate a piccoli impianti a cippato di legno da gestione forestale sostenibile a "metri 0", come avviene ad esempio a Ormea, Pomaretto, Zubiena, secondo anche quanto scritto da Uncem nelle osservazioni al Piano energetico ambientale regionale.

Solo con una gestione forestale attiva, con foreste certificate e oggetto di una pianificazione forestale pluridecennale, superando la frammentazione fondiaria e puntando su un'interazione pubblico-privata, i boschi piemontesi possono svolgere pienamente i loro ruoli, da quello protettivo a quello economico-produttivo. Uncem vuole puntare su tutti gli utilizzo dei materiali forestali estratti, come già molte virtuose esperienze di filiera dimostrano possibile. A queste si aggiunge la necessità di una piena attuazione del "Collegato ambientale", la legge nazionale 221/2015 dove parta di Green communities, oil free zones, pagamento dei servizi ecosistemici. La Montagna, gli ambiti territoriali alpini e appenninici, con le Unioni montane, sono il luogo giusto dove sperimentare queste realtà. A partire dal pagamento dei servizi ecosistemici: le foreste di proprietà pubblica in prima istanza sono a disposizione per chiudere contratti con imprese per "assorbire" nel bosco gestito Co2 emessa, come prevede la 221 e anche una norma regionale vigente. I boschi montani possono compensare l'inquinamento delle imprese delle aree urbane. Ma serve un patto nuovo tra città e montagna, che è ambientale ma prima ancora politico-istituzionale. Un patto tra chi produce (ovvero custodisce) e chi consuma la risorsa: come avviene per l'acqua usata per scopi potabili e energetici, così deve avvenire per il milione di ettari di bosco. E anche per clima e paesaggio. Il modello? New York e il suo contratto da centinaia di milioni di dollari con i territori montani retrostanti che custodiscono le fonti idriche della Grande Mela. Vale a brevissimo per Alessandrino, ad esempio, e Canavese, dove i big player dell'acqua stanno per costruire grandi infrastrutture che dovranno colmare la sete della pianura nei prossimi decenni. Uncem vuole aiutare gli Enti locali nel definire ruoli, presenze, "ritorni", valorizzazioni ambientali, scambi e contratti. Secondo quanto scritto a Parigi negli Accordi sul colima e anche secondo quell'ecologia integrata che Francesco ci impegna a realizzare nella monumentale enciclica Laudato Si.



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