I giovani chiedono spazio alla città

Selvaggia Laudani di Arizon, associazione culturale musicale, lancia un appello alla città: "Apriamo il Teatro Maggiore anche ai linguaggi contemporanei".

Valstrona
I giovani chiedono spazio alla città
Migliaia di giovani hanno riempito una piazza di Genova per un grande evento techno gratuito, sostenuto dall'amministrazione comunale. Non solo musica, ma un'occasione concreta per far vivere la città e coinvolgere le nuove generazioni. Un modello che, secondo alcuni operatori culturali verbanesi, potrebbe essere replicato anche sulle rive del Lago Maggiore.

A lanciare la riflessione è Selvaggia Laudani, dell'associazione culturale musicale Arizon, che da anni lavora nel mondo degli eventi e vive in prima persona la realtà dei giovani.

"Non si tratta solo di musica – scrive Laudani –. Si tratta di visione. Anche a Verbania esistono spazi pubblici importanti, come il Teatro Maggiore, che rappresenta uno dei principali poli culturali della città. Eppure, la percezione diffusa – soprattutto tra i più giovani – è che l'offerta culturale sia ancora fortemente orientata verso un pubblico adulto, con poco spazio dedicato ai linguaggi contemporanei".

Non una critica alla qualità delle proposte, sottolinea, ma una riflessione sull'equilibrio. "Perché oggi la cultura è anche musica elettronica, aggregazione, nuovi format, esperienze condivise. È ciò che coinvolge realmente le nuove generazioni. Quando queste forme non trovano spazio, il risultato è evidente: i giovani cercano altrove ciò che qui non trovano. E non si parla solo di lavoro. Si parla di vita sociale, culturale, identitaria".

La domanda che Laudani rivolge al sindaco Albertella, agli assessori, alla Fondazione del Teatro Maggiore, alla maggioranza e all'opposizione è chiara: "Verbania vuole continuare a essere una città che offre principalmente a una fascia d'età, oppure vuole iniziare a costruire un'offerta più inclusiva, capace di parlare anche ai giovani?"

La proposta è quella di aprire un confronto concreto sugli spazi pubblici e sull'utilizzo del Teatro Maggiore e delle aree collegate, affinché possano ospitare anche eventi contemporanei, regolamentati e pensati per i giovani.

"Perché non si tratta di 'fare una serata' – conclude –. Si tratta di decidere che tipo di città vogliamo essere nei prossimi anni. I giovani non chiedono privilegi. Chiedono spazio".



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