Zanotti su gestione Il Maggiore

Sul suo canale online, VerbaniaSettanta, l'ex sindaco, Claudio Zanotti, propone una dura analisi sulla gestione del teatro cittadino negli ultimi anni, e sulla attuale la stagione di governo cittadino.

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Zanotti su gestione Il Maggiore
“Il Maggiore” resta ancora oggi l’opera pubblica singola voluta e realizzata dal Comune più imponente, ambiziosa e finanziariamente impegnativa (almeno 20 milioni di euro di costo) . Per questa ragione il teatro costituisce un riferimento paradigmatico attraverso cui leggere e analizzare lo stato complessivo della comunità cittadina che lo ha voluto e al quale ha affidato il compito di rappresentarne l’anima profonda, il profilo civile, l’orientamento culturale, l’identità collettiva.

Poco più di sei mesi fa da queste pagine davamo conto – attraverso l’analisi del Bilancio consuntivo 2024 – del progressivo e preoccupante decadimento della struttura, caratterizzato dal dimezzamento nell’arco breve di una manciata d’anni dei ricavi dell’attività “caratteristica” di un teatro, cioè la vendita di biglietti e abbonamento per gli spettacoli: dai 269.000 € del 2016, anno inaugurale, ai 127.000 del 2024 (qui). Ma sono i dati a consuntivo del 2025 (qui il documento di bilancio) a ingenerare nell’osservatore avveduto il sospetto che il decadimento stia assumendo i caratteri dell’inarrestabilità.

Se in otto anni (pur con il devastante intermezzo Covid) i ricavi si sono dimezzati, tra 2024 e 2025 si sono ridotti addirittura a un terzo: da 127.000 a 39.000 €, un valore quest’ultimo che non consentirebbe di sopravvivere neppure a un modestissimo negozietto. Da dove arrivano allora i soldi per mantenere a pareggio una struttura che lo scorso anno è costata alla Fondazione 585.000 € (691.000 € del 2024)? La parte del leone la fanno i contributi annuali in conto esercizio versati dai soci della Fondazione, cioè Regione e Comune (466.000 €), mentre valgono più del doppio di biglietti e abbonamenti i canoni per la locazione del bar e gli affitti versati da privati e associazioni per l’utilizzo degli spazi del teatro (93.000 €). Insomma, una struttura nata per elevare e qualificare l’offerta artistica e culturale della città ha coperto con i ricavi da bigliettazione solo il 6,5% dei costi.

Se Il Maggiore è paradigma delle ambizioni della città e cartina di tornasole del loro conseguimento, la stagione di governo avviata un paio d’anni fa dalla Destra civica non sembra avviata a felicissimi approdi. Liquidata la storica direzione artistica ereditata dall’Amministrazione precedente, la nuova Giunta ha imposto con la consueta fanfara propagandistica una nuova conduzione prelevata nientepopodimenoché dai teatri Lirico e Nazionale di Milano, salvo poi vederla miseramente naufragare nel pieno della stagione estiva una manciata di mesi dopo. Poi per un anno Il Maggiore ha vissuto un’esistenza carsica, mentre a Palazzo di Città ci si esercitava in creative forme di gestione “in economia”. Il risultato è il tracollo degli incassi evidenziato impietosamente dal bilancio consuntivo, che però potrebbe essere migliore di quello che va maturando in questi mesi del 2026. Intanto qualche giorno fa si è insediato il nuovo Consiglio di Amministrazione della Fondazione. Sinora l’unica novità è rappresentata dall’esotica denominazione del teatro come “hub culturale” del Vco: insomma, un mezzo anglicismo per rinfrescare l’indimenticabile acronimo CEM, che tante soddisfazioni aveva portato ai destro-leghisti di quindici anni fa.

Saremo forse immodesti, ma una certa idea del Maggiore che avevamo costruito sei anni fa per dare senso a un’opera nata irrimediabilmente male potrebbe essere ancora attuale. Se ne avete voglia, leggetela qui.



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