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Svizzera: quando i politici hanno la doppia morale sui frontalieri

Riportiamo dal sito caffè.ch, un inchiesta riguardante l'elenco di chi ha dato lavoro ai padroncini italiani negli anni 2011/2012, ne esce una doppia morale tra privato e pubblico, di coloro che si sono battuti contro la libera circolazione delle persone e il frontalierato.
Canton Ticino
Svizzera: quando i politici hanno la doppia morale sui frontalieri
Dal sito: www.caffe.ch
Di Libero D'Agostino:
Seicentoventotto pagine con migliaia di nomi. Ecco le liste riservate per gli anni 2011-2012 dell'Aic, l'Associazione interprofessionale di controllo, dei cosiddetti "committenti notificati", ossia privati cittadini, ditte artigiane e imprese ticinesi che danno lavoro ai "padroncini" italiani. Scorrendo il lungo elenco, in possesso del Caffé, si svela la Grande Ipocrisia di quanti hanno inveito con continui allarmi contro la libera circolazione delle persone e l'assalto dei padroncini, ma che, allo stesso tempo, non si fanno di certo scrupolo nel ricorrere ai loro servizi.

In queste liste ricorrono, infatti, i nomi anche di alcuni caporioni della Lega, di ex e nuovi democentristi, di qualche famiglia che da decenni rappresenta un vero marchio storico dell'Udc ticinese. Tutti personaggi che hanno fatto dei lavoratori indipendenti o distaccati che arrivano d'oltre confine un'emergenza cantonale.

Niente d'illegale, ovviamente, soltanto lo specchio di vizi privati e pubbliche virtù, di chi predica bene ma razzola male. Assieme ai loro, anche i nomi di politici di primo piano di altri partiti che non si sono, però, mai associati alle forsennate campagne anti-italiane, da cui hanno, anzi, preso le distanze. Come quello del consigliere nazionale ppd Fabio Regazzi e della sua omonima azienda, o del presidente plrt Rocco Cattaneo, gran patron dell'Acquaparco di Rivera.

Le 628 pagine non sono altro che lo spaccato di una normale economia di frontiera, di un sistema di scambi in cui tutti, imprenditori e cittadini, dovrebbero avere la libertà, e il diritto, di avvalersi dei servizi e del lavoro che giudicano per loro più vantaggiosi, purché si rispettino le leggi e le regole della libera concorrenza. Alla vigilia del dibattito parlamentare in cui si discuteranno le misure per arginare "l'invasione dei padroncini", ecco chi c'è in queste liste top secret.

Ci sono avvocati di fama e fiduciari, architetti illustri e tanti altri meno illustri, albergatori e ristoratori, medici e farmacisti, estetiste e dentisti, che hanno tinteggiato, tappezzato, piastrellato, ammobiliato e rinnovato locali, studi e uffici col lavoro e i servizi degli artigiani italiani. Vi figurano immobiliaristi e imprese di costruzione, aziende di prestigio e cittadini comuni che hanno ristrutturato l'abitazione, centri riabilitativi e centri commerciali, cliniche private e ospedali pubblici, bar e postriboli.

E persino i Comuni di Chiasso e Minusio che curano con servizi italiani i campi di bocce, di Paradiso che si rivolge oltre confine per le tende da sole, e di Lugano che guarda pure all'Italia per "l'installazione e le finiture dei chioschi". Insomma, c'è tutto il Ticino. E ci sono anche molte ditte artigiane che, ricorrendo ai lavoratori indipendenti italiani, riescono ad offrire prezzi più bassi, a danno dei loro colleghi, mentre le associazioni di categoria da tempo strepitano contro l'ondata dei padroncini.

Ma fa soprattutto specie la presenza di quanti in questi ultimi tempi hanno martellato l'opinione pubblica con i loro infuocati proclami. Tutti avranno motivi più che giustificati per essersi rivolti a ditte o indipendenti d'oltre frontiera. Non si discute. Tuttavia, a vedere certi nomi viene da sorridere. A cominciare da quello del deputato Attilio Bignasca, attuale coordinatore della Lega che con la sua impresa, la Bilsa, due anni fa, per posare delle piastrelle a Morbio si è avvalso del lavoro di un padroncino. Un solo incarico, ma, forse, comunque troppo per l'editore del Mattino che propone tra le sue pagine il "safari" fotografico a caccia di padroncini.

Andando più in là nel tempo ecco l'impresa dello scomparso Michele Barra - l'ex ministro leghista che farà della lotta agli artigiani italiani la sua ultima battaglia- il quale nel 2011 per un lavoro a Losone ricorre ad una ditta d'oltre frontiera. Ed è sempre italiana la ditta a cui affida un montaggio di mobili a Locarno. Come del resto fa la Cpa - costruzione, pavimenti, asfalti, amministratrice unica la consigliera nazionale leghista Roberta Pantani- che per un lavoro di pavimentazione a Lugano richiede l'intervento di una ditta arrivata dall'Italia.

In casa Udc spicca un'ottima collaborazione con le ditte italiane, per le tante attività imprenditoriali di un nome storico del democentrismo sopracenerino, la famiglia Pinoja: Beton Melezza, Silo Melezza e altri settori, società di cui però non fa parte il presidente udc Gabriele Pinoja, che ha altri interessi professionali. Ma nell'elenco c'è anche un volto emergente dell'udc, l'ex banchiere Michele Moor, che tre anni fa quando c'era ancora la vecchia Wegelin & Co, poi disastrata dal fisco americano, per l'assistenza all'impianto di sicurezza dell'agenzia di Locarno era ricorso ad un'impresa bresciana. E c'è pure l'ex presidente Paolo Clemente Wicht, il quale non disdegna per i lavori di giardinaggio l'aiuto di una azienda brianzola.

O ancora, il deputato Orlando Del Don che per il montaggio di pareti mobili e lavori urgenti sulle linee telefoniche della sua Clinica diurna si rivolge al solerte intervento di due imprese "italiote", come usa dire in casa democentrista. Ma il vero campione del ricorso ai padroncini di ogni qualifica, è l'ex democentrista e oggi Area Liberale, Alberto Siccardi, titolare della nota impresa di apparecchi medici, Medacta. Il ricorso della Medacta a tali prestazioni riempie paginate dell'elenco.

Certo molti interventi specialistici, difficili da reperire sul mercato locale, ma forse un po' meno specializzati sono la posa di pavimenti, l'installazione di serramenti, i lavori di lattoneria e falegnameria, la realizzazione di wc e spogliatoi. Ma Siccardi, autentico paladino dell'antieuropeismo, ricorre a specialisti italiane persino per la manutenzione del giardino di casa.
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1 commento  Aggiungi il tuo

Vedi il profilo di Danilo ipocrisia
Danilo
10 Marzo 2014 - 12:40
 
I ticinesi dimostrano di essere italiani tanto quanto gli italiani d'Italia. Dire che sono ipocriti mi sembra pure poco. Dai "cugini" italiani hanno imparato in maniera ineffabile l'arte di predicare bene e razzolare male. Mi dispiace solo per le migliaia di frontalieri che ogni giorno varcano il confine e magari devono ancora sentirsi in difetto. Se i nostri vanno dall'altra parte vuol dire che c'è richiesta, per cui che la smetta certa gente di fare da megafono per istanze che non hanno motivo di esistere.



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