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Ticino: rivedere accordo su frontalierato

Riportiamo una lettera aperta firmata da tutti i capigruppo del Gran Consiglio ticinese, che chiede l'abrogazione dell'accordo sul frontalierato. Lo scopo è di porre fine ad un accordo considerato superato, risalente a quarant'anni fa.
Canton Ticino
Ticino: rivedere accordo su frontalierato
Lettera aperta inerente le trattative tra Svizzera e Italia

Lodevole Consiglio federale,
i rapporti tra Italia e Svizzera negli ultimi anni sono stati quantomeno travagliati. Le tre amnistie fiscali, l’adozione di Black list e le continue pressioni di vario genere sulla Svizzera hanno causato delle conseguenze sul piano economico, in particolare per il Cantone Ticino. Per cercare di regolare alcune questioni, da qualche anno sono in corso delle trattative vertenti anche sull’accordo contro la doppia imposizione fiscale che sembrerebbe stiano giungendo a conclusione. Fino ad oggi i rapporti fiscali fra i due Paesi sono regolati dalla Convenzione generale per evitare la doppia imposizione del reddito e della sostanza pattuita nel 1976, entrata in vigore nel 1979, e dall’Accordo sui frontalieri entrato in vigore a titolo retroattivo al 1.1.1974.

T enuto conto del fatto che:
‐ dal 1974 a oggi sono mutate in maniera radicale le condizioni quadro, in particolare con l’introduzione della libera circolazione delle persone (2006);
‐ in Italia si è introdotta la base legale per imporre i residenti che lavorano in via continuativa all’estero (2003);
‐ il Consiglio federale ha sottoscritto nel 2013 la Convenzione multilaterale di Strasburgo sulla reciproca assistenza amministrativa in materia tributaria, conclusa sotto l’egida dell’OCSE e del Consiglio d’Europa, riteniamo che l’Accordo sui frontalieri sia obsoleto a livello generale per la Svizzera e dannoso, a livello particolare, per il Cantone Ticino.

Obsoleto in quanto, da quando la Svizzera ha sottoscritto con l’UE il Trattato sulla libera circolazione delle persone, i cittadini europei che rientrano al proprio domicilio almeno una volta alla settimana possono così esercitare in Svizzera, di fatto liberamente, le attività lavorative che desiderano. Il concetto di frontaliere è diventato una nozione storica e non si comprende quindi per quale ragione debba essere ancora incluso in accordi internazionali.

Dannoso siccome ci vediamo costretti a riversare una quota rilevante, il 38,8%, delle imposte alla fonte, pari nel 2013 a 60 milioni di franchi e di quasi 1,2 miliardi dal 1974. Secondariamente, il trattamento fiscale privilegiato dei lavoratori frontalieri - che già sono favoriti da un costo della vita inferiore e da altri vantaggi quali, ad esempio, il mancato cumulo dei redditi nel caso dei coniugi - pone una pressione notevole sul mercato del lavoro cantonale generando fenomeni di dumping salariale e di sostituzione della manodopera residente con manodopera frontaliera.

In passato il Ticino ha sopportato da solo le conseguenze negative di questo accordo in virtù della tranquillità che garantiva su altri fronti, come ad esempio nel settore bancario. Oggi, considerata la politica intrapresa a livello nazionale e internazionale, questo genere di contropartita non è più presente e quindi mantenere questo accordo non sarebbe comprensibile e non farebbe altro che impoverire il Ticino in favore dell’Italia.

Fatte queste considerazioni, vi informiamo che il Gran Consiglio ticinese si pronuncerà a breve su una risoluzione per un’iniziativa cantonale all’attenzione delle Camere federali in cui si chiede che il Consiglio federale denunci unilateralmente l’accordo sui frontalieri del 1974 e rinegozi la convenzione generale per evitare la doppia imposizione del reddito e della sostanza del 1979, in maniera che gli accordi non penalizzino il Cantone Ticino e i suoi abitanti. Il testo dell’iniziativa con le motivazioni verrà trasmesso alle Autorità federali nei prossimi giorni.

Considerato che le trattative con l’Italia potrebbero essere vicine alla conclusione,
chiediamo al Lodevole Consiglio federale di comprendere le preoccupazioni e le
problematiche che vive il nostro Cantone quale regione di frontiera. Il Consiglio federale
deve tutelare anche gli interessi della popolazione svizzera che abita nelle regioni vicine all’Italia e i loro Cantoni di residenza. Il nostro Cantone non può e non deve pagare praticamente da solo il prezzo di un accordo internazionale del tutto inutile. Per questo, chiediamo al Lodevole Consiglio federale di procedere alla denuncia, entro il 30 giugno 2014, dell’Accordo sui frontalieri e della Convenzione generale con l’Italia, al fine di imporre una rinegoziazione su nuove basi, che tenga conto anche degli interessi del Cantone Ticino.

Con i sensi della massima stima.
Christian Vitta, Capogruppo PLR
Michele Foletti, Capogruppo LEGA
Fiorenzo Dadò, Capogruppo PPD
Pelin Kandemir Bordoli, Capogruppo PS
Francesco Maggi, Capogruppo VERDI
Marco Chiesa, Capogruppo UDC

Copia:
Onorevole Consigliera federale Eveline Widmer-Schlumpf
Deputazione ticinese alle Camere federali
Deputati dei Cantoni Grigioni e Vallese alle Camere federali
Segretario di Stato Jacques de Watteville, Dipartimento federale delle finanze
Consiglio di Stato del Cantone Ticino
 Fonte di questo post



2 commenti  Aggiungi il tuo

Vedi il profilo di renato delle carte in sostanza
renato delle carte
30 Gennaio 2014 - 13:21
 
più tasse per frontalieri e imprese italiane. E tutto questo per deprezzare il franco in previsione sia del rilancio dei prodotti svizzeri -vedi Gucci- sia per avere meno euro possibile.Con "molta presunzione" il franco salirà fino a 1.40 in estate.
Vedi il profilo di lupusinfabula vista di qua e vista di là
lupusinfabula
1 Febbraio 2014 - 11:25
 
Come italiano e con parenti frontalieri la cosa non può che preoccuparmi; certo che se fossi stato svizzero l'avrei sottoscritta perchè loro sanno bene come difendere la loro gente, i loro interssi, il loro stato occupazionale dando precedenza alle loro ditte ed ai loro concittadini: di certo in Svizzera non vedremo mai crearsi situazioni come quella che abbiamo noi a Prato.



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