Per capire come sta cambiando la natura, i ricercatori hanno utilizzato tre transetti, ovvero tre "corridoi" specifici che tagliano il territorio a diverse quote: quello tra l'Alpe In la Piana e la Cappella di Terza, quello tra l'Alpe Pogallo e la Bocchetta di Terza, e quello tra Colloro e la Colma di Premosello.
L'analisi dei dati raccolti mostra un ambiente in rapida trasformazione dove il bosco sta letteralmente "mangiando" i vecchi pascoli.
Nonostante queste difficoltà, la biodiversità riserva ancora delle sorprese. All'interno dei tre transetti sono state individuate 23 specie di particolare interesse per la conservazione e sono state registrate due nuove entrate per la flora del Parco: la Rosa spinosissima e l' Helichrysum luteoalbum.
Un segnale positivo arriva dalla gestione del territorio: all'Alpe La Balma, probabilmente grazie al pascolo delle mucche che tiene a bada l'avanzata di mirtilli e rododendri, è stato registrato un aumento record di 21 specie. Bisogna però tenere d'occhio i "nuovi arrivati" meno graditi, come l'albero delle farfalle (Buddleia), una specie esotica invasiva che sta iniziando a colonizzare i greti dei torrenti.
Val Grande: 419 specie censite
La ricerca vegetazionale condotta nel 2025 nel Parco, parte del piano nazionale per il monitoraggio della biodiversità in ambiente alpino voluto dal Ministero dell'Ambiente ha portato al riconoscimento di 419 piante.
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Il transetto, di per sé, non costituisce uno strumento sufficiente per evidenziare cambiamenti nel tempo: per poter individuare eventuali dinamiche ecologiche è necessario disporre di osservazioni longitudinali, cioè di serie ripetute di transetti effettuati nella medesima area e secondo protocolli comparabili.
In secondo luogo, l’espansione del bosco rappresenta spesso la naturale traiettoria successionale di molti ambienti montani. I pascoli, infatti, sono nella maggior parte dei casi ecosistemi di origine antropica, mantenuti tali attraverso pratiche di gestione come il pascolo o lo sfalcio.... se il bosco "mangia" il pascolo dovremmo solo essere contenti: si tratta di una Wilderness dopo tutto. O no? (Wilderness = tipologia di parco naturale in cui l'aspetto gestionale e' minimo o assente, venendo piuttosto lasciato a processi naturali)
Infine, un aumento del numero complessivo di specie non può essere interpretato automaticamente come un indicatore positivo. Di che specie stiamo parlando? Sono autoctone o invasive? E se si, quali sono le possibili interazioni con quelle pre-esistenti sul medio e lungo periodo? Approcci alla conservazione che assumono come unico parametro il numero totale di specie devono essere presi come minimo con una certa cautela. Banalmente, se tale criterio fosse applicato in modo esclusivo, anche uno zoo potrebbe essere considerato un tentativo di conservazione della biodiversità.
In secondo luogo, l’espansione del bosco rappresenta spesso la naturale traiettoria successionale di molti ambienti montani. I pascoli, infatti, sono nella maggior parte dei casi ecosistemi di origine antropica, mantenuti tali attraverso pratiche di gestione come il pascolo o lo sfalcio.... se il bosco "mangia" il pascolo dovremmo solo essere contenti: si tratta di una Wilderness dopo tutto. O no? (Wilderness = tipologia di parco naturale in cui l'aspetto gestionale e' minimo o assente, venendo piuttosto lasciato a processi naturali)
Infine, un aumento del numero complessivo di specie non può essere interpretato automaticamente come un indicatore positivo. Di che specie stiamo parlando? Sono autoctone o invasive? E se si, quali sono le possibili interazioni con quelle pre-esistenti sul medio e lungo periodo? Approcci alla conservazione che assumono come unico parametro il numero totale di specie devono essere presi come minimo con una certa cautela. Banalmente, se tale criterio fosse applicato in modo esclusivo, anche uno zoo potrebbe essere considerato un tentativo di conservazione della biodiversità.
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