Artigianato in calo a Verbania

Nel terzo trimestre del 2026 il settore artigiano piemontese registra un saldo negativo di 45 imprese. Verbania perde 3 attività, mentre Torino guida le perdite con -54. Confartigianato lancia l'allarme: «Costi energia e caro gasolio mettono a rischio la tenuta delle imprese».

Verbania
Artigianato in calo a Verbania
L'artigianato piemontese continua a perdere terreno. Nel terzo trimestre del 2026 il settore ha registrato 45 imprese in meno, frutto di 1.448 nuove iscrizioni e 1.493 cessazioni, con un tasso di decremento dello 0,04%. Un dato che colloca il Piemonte al terzo posto in Italia per flessione, insieme all'Umbria, preceduto solo da Marche (-0,27%) e Veneto (-0,18%).

Al 30 settembre lo stock complessivo delle imprese artigiane regionali è sceso a 112.858 attività. In termini assoluti, è Torino a registrare il saldo negativo più consistente, con 54 imprese in meno. Seguono Biella (-12), Cuneo (-8), Verbania (-3) e Novara (-2). In controtendenza, invece, Asti (+9) e Vercelli (+4).

Il dato sull'artigianato stride con l'andamento generale del sistema imprenditoriale piemontese, che chiude il trimestre con 694 imprese in più e un tasso di crescita dello 0,17%. A livello nazionale, inoltre, l'artigianato registra una crescita dello 0,11%.

L'allarme di Confartigianato
«Sono variazioni percentuali contenute, ma rappresentano un campanello d'allarme», commenta Giorgio Felici, presidente di Confartigianato Imprese Piemonte. Il riferimento è alle difficoltà che attanagliano le imprese, in particolare nel settore dell'autotrasporto, alle prese con l'aumento dei costi operativi, il caro gasolio e margini sempre più ridotti.

Secondo Felici, il rincaro del diesel — aumentato del 40% da gennaio — pesa sulla sostenibilità delle attività. A maggio 2026, inoltre, i prezzi dei beni energetici sono cresciuti del 12% su base annua, con un extracosto di 262 milioni di euro rispetto alla media europea.

«La tenuta sociale del territorio è legata a quella del tessuto artigianale, sia per il valore prodotto sia per l'occupazione», sottolinea Felici, che chiede alle istituzioni un confronto concreto e misure adeguate per sostenere le imprese, favorire gli investimenti, l'ingresso dei giovani e la trasmissione delle competenze.



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