PLD su Piano Casa

Riceviamo e pubblichiamo, una nota del Partito Liberaldemocratico del VCO, che interviene riguardo le scelte politiche sulla casa.

Verbania
PLD su Piano Casa
La casa non ha bisogno di capri espiatori, ma di politiche concrete

Preso atto del comunicato del Movimento 5 Stelle sulla situazione abitativa di Verbania e delle proteste, trasversali in tutta Europa, come dimostrano le mobilitazioni che attraversano diversi Paesi e le iniziative avviate dalle istituzioni comunitarie, credo sia utile aggiungere una riflessione. Una premessa pensiamo vada fatta: nel discutere di emergenza abitativa, crediamo sia necessario partire da un principio altrettanto importante: la tutela della proprietà privata, riconosciuta dall'articolo 42 della nostra Costituzione.

Le politiche per la casa devono ampliare le possibilità di accesso a un'abitazione dignitosa e sostenibile, senza trasformarsi in strumenti che impongano ai proprietari un utilizzo non voluto dei propri immobili o ne limitino arbitrariamente la disponibilità. Il proprietario di una seconda casa deve poterla utilizzare quando lo ritiene opportuno, mantenerla a disposizione della propria famiglia oppure affittarla, nel rispetto delle norme vigenti.

A Verbania la presenza di seconde case destinate anche all'uso turistico non è certo un fenomeno nuovo. La questione da affrontare non è quindi la semplice esistenza di queste proprietà, ma capire se e in quale misura determinate dinamiche del mercato riducano effettivamente l'offerta di abitazioni accessibili ai residenti.

Occorre inoltre distinguere tra il singolo proprietario che conserva una seconda casa per uso personale e gli eventuali operatori che concentrano grandi quantità di immobili, potendo incidere in maniera diversa sul mercato. Anche in questo caso, tuttavia, le valutazioni devono basarsi su dati verificabili e sulla situazione concreta del territorio, senza presumere che un fenomeno presente in altre grandi città abbia le stesse dimensioni a Verbania.

Le difficoltà di accesso alla casa sono reali e meritano risposte urgenti. I dati citati sui prezzi richiesti per comprare e affittare un'abitazione restituiscono un quadro preoccupante, soprattutto per chi vive del proprio lavoro e per i giovani che vorrebbero costruire qui il proprio futuro. Ma proprio perché il problema è serio, occorre prestare attenzione anche a come vengono utilizzati i dati.

Per esempio, i valori di immobiliare. it e Idealista (citati nel comunicato del M5S) non sono direttamente confrontabili, perché provengono da rilevazioni e metodologie differenti. I prezzi riportati si riferiscono inoltre agli annunci e non coincidono necessariamente con quelli effettivamente pagati. Anche il dato sull'indice di vecchiaia di 285,3 anziani ogni 100 giovani va riferito al 2025, mentre la perdita di 135 residenti nel 2024 e il numero di oltre 665 annunci di affitti brevi richiederebbe una verifica puntuale delle fonti e dei criteri utilizzati. Non sono precisazioni secondarie: sono il presupposto per comprendere davvero il fenomeno e scegliere gli interventi più efficaci.

C'è poi una questione che ci sta particolarmente a cuore: gli affitti brevi rischiano di diventare il signor Malaussène della politica abitativa, il capro espiatorio sul quale scaricare responsabilità ben più ampie.

Ciò non significa negare che, nei territori turistici, la diffusione delle locazioni brevi possa ridurre l'offerta di case per i residenti e contribuire alla pressione sui canoni, ma piuttosto ad evitare che questo fenomeno diventi la spiegazione unica di una crisi che ha radici anche nella progressiva debolezza delle politiche pubbliche per la casa, nella scarsità di edilizia sociale, nel mancato recupero di immobili inutilizzati e nella crescente distanza tra redditi e costi abitativi.

A Verbania sarebbe quindi importante capire non soltanto quanti annunci di affitti brevi esistano, ma quante abitazioni siano effettivamente sottratte alla locazione residenziale, quale sia il peso delle seconde case, quanti alloggi pubblici siano inutilizzati e quale sia la domanda abitativa che oggi rimane insoddisfatta. Servirebbero dati aggiornati, omogenei e pubblici, capaci di distinguere le cause e di misurare nel tempo i risultati degli interventi.

Le proposte avanzate dal M5S, dal recupero del patrimonio pubblico al sostegno ai canoni concordati, dagli alloggi per il personale sanitario a una maggiore collaborazione tra enti, offrono diversi spunti che meritano di essere valutati nel merito. Ma sarebbe utile accompagnarle con obiettivi misurabili, tempi di attuazione, stime dei costi e indicazioni precise sulle risorse disponibili e sulle competenze dei diversi livelli istituzionali.

Ad esempio il riferimento alla difficoltà dell'ASL VCO nel reperire personale, induce una riflessione più articolata. La disponibilità di alloggi a prezzi accessibili può certamente influire sulla scelta di trasferirsi in un territorio, soprattutto per chi deve affrontare un nuovo incarico lontano da casa. Ma siamo sicuri che, nel confronto con la Svizzera, il fattore determinante sia soprattutto l'emergenza abitativa?

La differenza tra le retribuzioni offerte oltre confine e quelle del sistema sanitario italiano potrebbe rappresentare un incentivo altrettanto importante, se non prevalente. Se un medico o un infermiere può ottenere in Svizzera uno stipendio sensibilmente più elevato, la sola disponibilità di un alloggio a canone agevolato in Italia potrebbe non essere sufficiente a compensare il divario.

Per questo sarebbe utile distinguere le diverse cause della difficoltà di reclutamento e trattenimento del personale: retribuzioni, condizioni di lavoro, prospettive professionali, costi abitativi e qualità dei servizi. Senza questa distinzione, si rischia di attribuire alla questione della casa una responsabilità che potrebbe dipendere anche da problemi strutturali del sistema sanitario e del mercato del lavoro.

Gli alloggi agevolati per il personale sanitario possono essere una misura utile, ma non dovrebbero diventare un sostituto di politiche retributive e organizzative adeguate. Per trattenere professionisti qualificati occorre rendere sostenibile non soltanto la loro permanenza sul territorio, ma anche il loro lavoro.

In breve, secondo il nostro punto di vista, la casa non può essere una responsabilità che ciascun livello istituzionale rinvia a quello successivo. L'Europa può contribuire con strumenti finanziari e un quadro comune in cui lo Stato deve definire una strategia e garantire risorse adeguate, dopodiché le Regioni e gli enti locali devono poter programmare interventi coerenti con le esigenze dei territori.

"Non basta denunciare l'emergenza, così come non è sufficiente affidarsi al mercato o pensare che una singola regolamentazione possa risolvere tutto" è la chiosa di Laura Inglima, segretaria provinciale VCO.



0 commenti  Aggiungi il tuo



Per commentare occorre essere un utente iscritto