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VerbaniaArte: Adriana Bisi Fabbri al Museo del Novecento

Aperta il 3 dicembre 2019 nello Spazio degli Archivi del Novecento fino all’8 marzo 2020 presso il Museo del Novecento di Milano, proprio di fronte al Duomo, questa ricca esposizione monografica, dedicata ad Adriana Fabbri in Bisi, rappresenta nelle intenzioni delle curatrici Giovanna Ginex e Danka Giacon una sorta di “rivalutazione” postuma, di un’artista vissuta in un periodo in cui alle donne era impossibile ottenere un degno riconoscimento del loro valore.

Fuori Provincia
VerbaniaArte: Adriana Bisi Fabbri al Museo del Novecento
Anche se esisteva una vera e propria “rete delle Arti”, fatta di relazioni e scambi culturali importanti, che nei primi due decenni del secolo XX le permise comunque di vivere del suo lavoro e di “creare”: purtroppo l’avvento del Fascismo spense queste potenzialità, portando in seguito al Paese solo guerre e distruzione.

Cugina di Umberto Boccioni, Adriana Bisi Fabbri rappresenta con le sue opere una vera e propria “case history”, morendo ancora giovane, consumata dalla tisi, il 9 giugno 1918.

Persino la sua intensa storia d’amore con Giannetto Bisi, prima aspirante e poi consacrato giornalista, padre dei suoi due figli, avrà una conclusione tragica, appena un anno dopo la scomparsa di Adriana: Giannetto muore infatti il 2 agosto 1919, come inviato per “Il Mondo”, precipitando a bordo di un biplano Caproni 600 HP, nei pressi di Verona, insieme ad altri professionisti della carta stampata: Oreste Cipriani per il “Corriere della Sera”; Tullio Morgagni, direttore del “Secolo Illustrato” e di “Il Cielo”; Mario Bruni, per “La Sera” e Tancredi Zanghieri, del “Secolo”…

Giovanna Ginex ne parla alludendo esplicitamente a una morte “cercata”, data la rischiosità di quel volo inaugurale sulla tratta Milano Venezia, a bordo di un biplano ancora tutto da sperimentare… Del resto la morte dell’amata compagna l’aveva come spento e annietato…

Ancora per pochi giorni potrete dunque visitare questa mostra, con un bellissimo catalogo Electa, che raccoglie per la prima volta circa duecento opere di Adriana Bisi Fabbri.

Ferrarese di origini popolari, la sua esistenza è fin dall’inizio orientata a inseguire un sogno: quello di essere un’artista…

“Con un bisogno quasi fisico di dipingere”, spiega ancora Giovanna Ginex, le cui ricerche critiche ci aiutano a far luce su quegli anni lontani: scopriamo ad esempio come il Futurismo non ne sia stata l’unica espressione artistica, e come oltretutto i futuristi non avessero allora quella notorietà che la storia dell’arte gli ha attribuito solo di recente.

Al contrario la faticosa affermazione artistica di una donna, come Adriana, dischiude altre prospettive di lettura di quegli anni. E’ vero che il predominio maschile nel campo dell’arte era praticamente assoluto, ma non è vero che ad una donna fosse impossibile emergere….

Soprattutto per una donna come Adriana, che appena giunta a Milano volle conoscere Gaetano Previati, andando a trovarlo direttamente nel suo studio, e poi - nonostante la passione ardente per Giannetto - non facendosi mai mancare opportunità per esporre i suoi disegni e proclamare apertamente la sua creatività.

Si vestiva spesso da uomo e la sua vena caricaturale era molto apprezzata: alcune sue vignette ‘interventiste” sul “Popolo d’Italia” non erano da meno di quelle di Giuseppe Scalarini sull’Avanti!

“Il problema era che quel contesto sociale non permetteva a una donna di essere riconosciuta come artista… Anche se quello di dipingere era per Adriana Bisi un bisogno fortissimo e irrinunciabile”, spiega ancora Giovanna Ginex.
Certo i suoi inizi sono duri: lavora come sarta, e quella sua competenza le permetterà in seguito di sviluppare anche una vena di “stilista”, evidente nei suoi “figurini di moda”…

Ma è nella caricatura che la Bisi, unica tra le donne artiste italiane, raggiunse in poco tempo livelli d’eccellenza, consapevole del ruolo centrale dell’umorismo e del comico nelle arti all’inizio del Novecento. E anche le sue opere non caricaturali hanno una forza notevole, risentendo di influenze ben poco accademiche: il suo orizzonte stilistico non si limitava alla Scapigliatura lombarda o al Divisionismo… Adriana conosceva le opere di Ensor e pur sottoscrivendo il manifesto di Marinetti, non si proclamerà mai una “futurista”, preferendo immagini e stesure di colore di tipo pre-espressionsta.

“La distanza tra il gesto pittorico del dinamismo futurista e la caustica, assoluta libertà creativa di Adriana Bisi Fabbri - scrive Giovanna Ginex nel catalogo della mostra - si rafforza tra il 1911 e il 1914, resa esplicita da un vortice di ironia, sintesi formale, abbreviazione e deformazione del reale, oltrepassando i limiti della rappresentazione realistica e oggettiva”.

Scorrendone la biografia, scopriamo che l’artista partecipa nel 1910 all’Esposizione Internazionale Femminile di Belle Arti a Torino, con i suoi pastelli caricaturali… Poi ha contatti con l’avanguardia veneziana di Ca’ Pesaro, esponendo lì nel 1911 “Mossa di danza” e “Passo di danza”: la sua originale interpretazione di una Salomè “oversize”…
Espone anche a Milano, al Castello di Rivoli, a Roma; poi al Grand Hotel di San Pellegrino Terme, a Treviso, al Lyceum di Firenze, a Bergamo e a Cremona, ospite nella villa del Marchese Picenardi…

“L’intelligenza non ha sesso. Io sono, io voglio - capisce che voglio? - essere un’artista. Poi sarò, naturalmente, donna”, scrive sul “Popolo d‘Italia” a Milano nel 1915.

Info:
Museo del Novecento
Tel. 02 88444061
c.museo900@comune.milano.it
www.museodelnovecento.org

Orari:
Lunedi: 14.30 - 19.30
Martedi, mercoledi, venerdi e domenica: 9.30 - 19.30
Giovedi, sabato: 9.30 - 22.30
Ultime visite guidate: martedì 3 marzo alle 15.30 e alle 17.30

Immagine 1 Umberto Boccioni, Ritratto di Adriana Fabbri, 1904

Immagine 2 Adriana Bisi Fabbri, Il bimbo malato, 1909

Immagine 3 Adriana Bisi Fabbri, Autoritratto,1911

Immagine 4 Adriana Bisi Fabbri, Autoritratto a figura intera, 1914-15

Immagine 5 Adriana Bisi Fabbri, La principessa Pignatelli, 1916
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