"A scuola tutto l'insegnamento era impostato su quell'ideologia e non esistevano libri che presentassero punti di vista diversi". Con il passare degli anni, però, arrivò la scelta della Resistenza. Insieme agli amici Gianni Maierna, Carmine Franco e Gastone Lubati diede vita a Radio Intra Libera, una radio clandestina che divenne la voce della Resistenza sul territorio. L'esperienza durò solo pochi mesi, ma rappresentò un importante strumento di informazione in un periodo in cui la libertà di parola era negata.
Ricorda bene anche Palazzo Flaim, che durante la guerra ospitava la sede dei fascisti a Verbania. In montagna il suo nome di battaglia era "Il Gatto", mentre in pianura era conosciuto semplicemente come "Ari".
La sua è stata anche una vita ricca di affetti. Conobbe la futura moglie all'età di 27 anni e insieme ebbero tre figli: Francesco, Federico e Stefano. Dopo la scomparsa della moglie, si risposò, accogliendo nella famiglia anche la figlia Cinzia. Oggi è circondato dall'affetto dei figli e dei nipoti.
Nel corso degli anni è stato anche presidente della sezione locale dell'ANPI, pur definendosi oggi una persona profondamente apolitica.
"Quando militavo nel Partito Comunista mi resi conto che certi meccanismi mi ricordavano il fascismo. Da allora ho scelto di non appartenere più a nessun partito. Ognuno ha le proprie idee e credo che il rispetto reciproco sia fondamentale. Purtroppo molti partiti hanno perso credibilità a causa delle ruberie". Oggi Arialdo Catenazzi vive presso il Ricovero Müller, dove continua a raccontare la propria esperienza alle nuove generazioni. La sua memoria rappresenta un patrimonio prezioso per Verbania: una testimonianza diretta di un secolo di storia, vissuto tra guerra, Resistenza, ricostruzione e cambiamenti sociali.
A cent'anni conserva lucidità, spirito critico e la voglia di trasmettere ciò che ha imparato. Perché, come dimostra la sua vita, la memoria non appartiene al passato: è uno strumento indispensabile per costruire il futuro.
