Zacchera su intitolazione lungolago Intra

Riceviamo e pubblichiamo, una lettera aperta alla sinistra di Verbania, dell'ex sindaco Marco Zacchera.

Verbania
Zacchera su intitolazione lungolago Intra
Lettera Aperta

Alla sinistra di Verbania

Visto che l’hanno fatto alcuni miei ex colleghi sindaci di Verbania, voglio anch’io intervenire sul dibattito in merito al lungolago “Sergio Ramelli” per esprimere un pensiero che è silenziosamente condiviso da tantissimi concittadini, ma che viene poco considerato dai media locali.
Proprio gli ex colleghi parlano di “Un’insanabile soluzione di continuità nella trasmissione della memoria” e non si rendono conto che quella “continuità di trasmissione” non deve trasformarsi in ricordi a senso unico e in discriminazione, come purtroppo si rischia di fare.

La violenza inammissibile e bestiale con cui furono trucidati i 42 Martiri di Fondotoce è la stessa che si è accanita contro un ragazzo diciottenne che non aveva provocato nessuno, non aveva mai partecipato ad atti violenti ma che semplicemente a scuola esprimeva le proprie idee e che solo per questo è stato massacrato a colpi di spranghe morendo dopo 47 giorni di agonia.

Credo che questa sia la continuità e il significato di questa intitolazione, perché non ci può essere mai tolleranza o complicità con la violenza e – spero involontariamente - ANPI, PD, M5S e ex sindaci nei fatti invece la giustificano quando negano un ricordo, non condannano apertamente gli aggressori ma ne fanno una questione politica, dimenticando che il ricordo di tutte le vittime per le proprie opinioni e l’opporsi alla violenza sono alla base di quella democrazia recuperata proprio grazie anche al sacrificio di quei Caduti a Fondotoce e ricordata nelle decine di strade, piazze, palazzi, scuole, sale pubbliche che nella nostra città ricordano però solo e soltanto “Resistenti”.

Anche la morte di Ramelli è stata però un simbolo di “Resistenza” soprattutto perché è cresciuta nell’indifferenza dei suoi professori e nel clima di violenza e timore che si viveva in quegli anni ’70 dove – dovrebbero finalmente ammetterlo anche il PD, l’ANPI e in generale tutta la sinistra – ci fu violenza da ambo le parti e che va equamente condannata, non solo se operata dai “fascisti”.

I “gendarmi della memoria” (come scriveva Pansa, un antifascista che ebbe il coraggio di riflettere) dovrebbero essere i primi ad ammetterlo e invece ancora oggi – e lo dimostrano concretamente in questo caso - non hanno il coraggio di farlo e così ancora oggi discriminano perfino i morti.
Questa è la mia personale - ma forte - denuncia politica.

Marco Zacchera
ex sindaco di Verbania



3 commenti  Aggiungi il tuo

Vedi il profilo di nadia Memoria
nadia
5 Settembre 2026 - 08:18
 
non si puo' cavare sangue da una zucca cosi' come non sara' mai possibile che la sinistra ammetta cose ovvie!
Vedi il profilo di Roby18 Chiaro e condivisibile
Roby18
5 Settembre 2026 - 10:03
 
Ciò che infastidisce moltissimo sono essenzialmente due fattori: la autoproclamata “superiorità culturale” di cui si vanta la sinistra, e la stucchevole narrazione a senso unico, votata al credo dei “due pesi, due misure”, per cui crimini e violenze “di destra” sono condannabili reati morali prima ancora che giuridici, mentre le stesse efferatezze “sinistre” (se non addirittura più gravi) sono sempre giustificate o giustificabili.
Vedi il profilo di Filippo Complimenti
Filippo
5 Settembre 2026 - 12:12
 
Intervento doveroso e che condivido da parte dell'ex Sindaco di Verbania



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