Uffici Comunali su lavori al ponte San Giovanni

Ricewviamo e pubblichiamo, una nota degli uffici del Comune di Verbania che replicano al comunicato dei sindacati sull'appalto del ponte sul torrente San Giovanni.

Verbania
Uffici Comunali su lavori al ponte San Giovanni
Bastava una telefonata agli uffici. È così che gli uffici del Comune di Verbania replicano al comunicato diffuso il 23 ottobre da Filca CISL, Fillea CGIL e Feneal UIL sull'appalto per il rafforzamento strutturale del ponte sul torrente San Giovanni: un testo che contiene ricostruzioni allarmistiche e accuse non documentate, in particolare sulla sicurezza, su un'opera importante e attesa dalla città, e che una semplice richiesta di chiarimento avrebbe evitato. Per questo gli uffici ritengono doveroso ristabilire i fatti, punto per punto.

Il primo riguarda la natura dei lavori. Le organizzazioni sindacali descrivono l'intervento come un'opera civile edile. Si tratta invece di lavori stradali, categoria OG3 (strade, autostrade, ponti, viadotti), come riconoscono gli stessi sottoscrittori, e non di lavori edili di categoria OG1.

C'è poi la procedura. Non siamo davanti a una gara aperta: è il Comune, in qualità di stazione appaltante, ad aver invitato gli operatori economici, imprese selezionate che operano con il contratto di settore idoneo. Il Codice dei contratti pubblici consente di applicare contratti collettivi diversi da quello indicato negli atti di gara, purché equivalenti per tutele economiche e normative. Se l'equivalenza è dimostrata, viene accettata e non si pone alcun problema. A scanso di ogni equivoco, con la determinazione dirigenziale n. 1935 del 26 ottobre 2026 gli uffici hanno rettificato la determina a contrarre n. 1799 del 6 ottobre, per la sola parte relativa al contratto di lavoro, indicando il codice F012 in luogo del C034. Lo stesso atto dà conto che tutte le ditte invitate operano nel settore stradale OG3 e applicano quindi un contratto equivalente, se non migliorativo, rispetto a quello posto a base di gara, e che i costi della manodopera sono stati determinati secondo il Prezzario della Regione Piemonte 2026, senza alcuno sconto sulla salute dei lavoratori.

Da qui cade anche il presunto rischio di concorrenza sleale. Le imprese sono state invitate dal Comune e la loro identità, come previsto dalla legge, è oggi nota soltanto a chi ha predisposto la gara. I sindacati parlano di un «risparmio calcolato a tavolino sulla pelle dei lavoratori» e ipotizzano che alcune ditte applichino contratti diversi da quello da loro indicato: accuse di questo peso andrebbero documentate prima di essere rese pubbliche. Senza dimenticare che equiparare il mercato è compito anzitutto delle organizzazioni sindacali, non della stazione appaltante.

Ancora più grave è l'accusa di minori tutele per la sicurezza, che proprio per questo andrebbe dimostrata. L'appalto è accompagnato da un piano della sicurezza molto dettagliato e i costi per la sicurezza sono stati determinati come prevede la normativa. Sulla sicurezza non si scherza, ed è proprio per questo che sostenere che l'applicazione di un contratto anziché di un altro metta in pericolo i lavoratori lascia il tempo che trova.

Quanto alla Cassa Edile, l'iscrizione non dipende dalla categoria di qualificazione OG3, ma dall'attività effettivamente svolta dall'impresa. Le ditte sono state invitate dal Comune, che ne conosce la posizione: se un'impresa ne fosse stata sprovvista, l'iscrizione le sarebbe stata richiesta.

In definitiva, se i sottoscrittori avessero contattato gli uffici chiedendo chiarimenti, avrebbero evitato di generare allarme con accuse prive di riscontro su un'opera importante e attesa dalla città. Gli uffici comunali restano, come sempre, a disposizione delle organizzazioni sindacali per ogni chiarimento, nel rispetto delle regole e dei lavoratori.



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