Parco Nazionale Val Grande su incendi

Incendi boschivi, dalla Val Grande un richiamo netto: la tutela del territorio passa da prevenzione, gestione e visione pubblica.

Vogogna
Parco Nazionale Val Grande su incendi
Gli incendi che hanno colpito in queste settimane il territorio della Val Grande impongono una riflessione profonda, non solo sull’emergenza affrontata, ma sul modello con cui oggi il Paese guarda alla tutela ambientale, alla gestione forestale e alla prevenzione dei rischi.

Il Parco Nazionale della Val Grande, duramente segnato dai roghi che hanno interessato un’area di grande valore naturalistico e paesaggistico, ritiene necessario affermare con chiarezza un principio: la difesa dell’ambiente non può più essere costruita soltanto sulla risposta all’emergenza. La stagione che stiamo vivendo dimostra in modo inequivocabile che gli incendi boschivi devono essere affrontati come una priorità strutturale di politica territoriale, ambientale e istituzionale.

Il cambiamento climatico, l’aumento dei periodi di siccità, le alte temperature, la crescente vulnerabilità della vegetazione e l’abbandono di molte aree montane stanno modificando in profondità le condizioni in cui si sviluppano e si propagano gli incendi. Anche territori ritenuti fino a pochi anni fa meno esposti si trovano oggi a confrontarsi con fenomeni di intensità e complessità nuove. La Val Grande rappresenta in questo senso un caso emblematico: un territorio montano, impervio, prezioso e fragile, dove intervenire durante un incendio è estremamente complesso e dove gli effetti del fuoco non si esauriscono con lo spegnimento delle fiamme.

Dopo un incendio, infatti, resta un territorio più vulnerabile. Restano suoli alterati, maggiore impermeabilità dei terreni, detriti, instabilità diffusa, aumento del rischio idrogeologico e tempi lunghi di rigenerazione ecologica. Resta soprattutto la consapevolezza che non si può continuare a ragionare come se questi eventi fossero eccezionali e isolati. Oggi è necessario costruire una politica della prevenzione all’altezza della nuova realtà climatica e territoriale.

Per il Presidente del Parco Nazionale della Val Grande, Luigi Spadone, la lezione che arriva da questi mesi è chiara: la tutela del patrimonio naturale richiede un cambio di passo netto, culturale e operativo. Conservare non può più significare semplicemente non intervenire. Conservare significa anche prevenire, gestire, monitorare, adattare e mettere il territorio nelle condizioni di essere più resiliente di fronte a eventi estremi sempre più frequenti.

In questa prospettiva, il tema della gestione dei boschi torna ad assumere una centralità strategica. I boschi sono una risorsa ambientale, paesaggistica e culturale fondamentale, ma svolgono anche una funzione decisiva di prevenzione e salvaguardia del territorio. Dove manca presidio, dove cresce l’abbandono, dove gli interventi diventano troppo difficili o vengono rallentati da procedure sproporzionate rispetto alle urgenze reali, aumenta il rischio che un patrimonio straordinario si trasformi, in condizioni estreme, in un elemento di ulteriore fragilità.

Il Parco richiama quindi l’attenzione delle istituzioni sulla necessità di rafforzare in modo concreto gli strumenti di prevenzione: più manutenzione e gestione forestale, maggiore capacità di presidio, interventi compatibili ma tempestivi, risorse adeguate, pianificazione aggiornata, innovazione tecnologica e una semplificazione intelligente che distingua il controllo necessario dalla burocrazia che ostacola l’azione. La tutela ambientale, oggi, si misura anche nella capacità di rendere possibili interventi efficaci prima che l’emergenza esploda.

Il Parco Nazionale della Val Grande ribadisce inoltre che la prevenzione degli incendi non riguarda soltanto il tempo dell’estate o il momento della crisi. Riguarda il rapporto tra comunità e montagna, il futuro delle aree interne, la cura del paesaggio, la manutenzione dei versanti, la capacità di leggere i segnali del cambiamento climatico e di tradurli in scelte pubbliche coerenti. Significa investire in conoscenza, organizzazione, formazione e presenza sui territori.

In questo quadro, la vicenda della Val Grande non deve essere letta soltanto come un episodio locale, ma come un segnale nazionale. I territori protetti, proprio perché custodiscono valori ambientali di importanza straordinaria, devono poter contare su strumenti all’altezza delle sfide attuali. Proteggere la natura non significa sottrarsi alla complessità del presente, ma assumersela fino in fondo con responsabilità, competenza e visione.

Come sottolinea il Presidente Luigi Spadone, è arrivato il momento di riconoscere che la tutela dell’ambiente richiede anche il coraggio di cambiare approccio: più prevenzione, più gestione, più capacità operativa, più risorse e una strategia pubblica che consideri la sicurezza del territorio e la conservazione del patrimonio naturale come parti della stessa responsabilità.

Il Parco Nazionale della Val Grande continuerà a fare la propria parte, ma è indispensabile che questa esperienza apra una riflessione più ampia e produca scelte conseguenti. Perché oggi difendere un territorio fragile e prezioso come la Val Grande significa non solo intervenire quando il fuoco arriva, ma costruire prima le condizioni perché il rischio possa essere ridotto, governato e affrontato con strumenti adeguati.



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